
…un'occasione
per il pubblico di vivere come esperienza diretta le performance
di artisti dal differente calibro di popolarità ma dallo spessore
artistico tale da renderle degne di nota nell'ambito del calendario
live italiano, e degne di una cornice spettacolare come la Mostra
d'Oltremare, che ha rimpiazzato quella preannunciata dell'Arenile
di Bagnoli. Far sentire la propria voce. Una voce che è punto
di riferimento sempre più rilevante nell'ambito dell'informazione
sulla musica indipendente, italiana e non. L' allestimento di
una "vetrina" su questo universo musicale, per dimostrare con
fatti concreti che questo universo esiste e ha tutte le carte
in regola per essere proposto a migliaia di appassionati che
altro non chiedono se non una valida alternativa ai soffocanti
tormentoni da hit parade.
Freak Out e Ufficio
K credono fermamente nell'interesse da parte di questi appassionati
e nella necessità di costruire eventi che lo tengano sempre
vivo, così come crede nella possibilità di suscitarlo, tale
interesse, in chi non ha ancora avuto il coraggio o la possibilità
di spingersi alla ricerca di una dimensione musicale "vera"
e in continua evoluzione come quella dell'indie-rock.
Programma:
5 settembre 2001.
Ore 18.00 STEVE ALBINI incontra i musicisti napoletani e la
stampa. Coordina Max Prestia- Rockstar.
STEVE ALBINI - Fondatore della Touch & Go, gruppo
Southern, e produttore di dischi per decine di band - non solo
di quest'etichetta -, alcune delle quali definitivamente scolpite
nella pietra della storia: Nirvana, Pixies, PJ Harvey, Blonde
Redhead, Page & Plant, Jesus Lizard, Jon Spencer, i nostri Uzeda,
Dirty Three, Girls Against Boys.
Ore 21.30 Concerti -
PROTEUS 911 (SA) - SHELLAC (Chicago-USA) - RETINA.it (NA)
6
settembre 2001.
Ore 21.30 concerti:
- MISSSELFDESTRRRUCTION (NA)
- BLESSED CHILD OPERA (NA)
- ZU (Roma) - THREE SECOND KISS, (BO)
A
dare rilevanza a questa seconda edizione del Freak Out Festival
sarà la presenza, come headliner, degli SHELLAC di Mr.
STEVE ALBINI, la sera del 5 settembre.
Nato in California ormai 40 anni fa da genitori torinesi, Steve
era critico musicale a Chicago quando, nel 1983, fece irruzione
nella scena musicale indipendente con lo pseudonimo Big Black
e con una miscela esplosiva di rock deviato, cacofonico, malato,
grottesco. Pulsazioni funk-industrial, tradizione new-wave,
urgenza e nevrosi punk, brutalità hardcore-metal, noise assordante,
questi erano i marchi di fabbrica del "grande nero", un sottoprodotto
violento e criminale del claustrofobico tessuto provinciale
a stelle e strisce.
Dura quattro anni questa esperienza estrema, terminata la quale
Albini, senza perder tempo, dà vita ai Rapeman, eloquenti già
dal nome nell'intenzione di coniare un degenerato esemplare
di rock-spazzatura. Scompaiono i ritmi sintetici ed entra prepotentemente
in primo piano la chitarra tagliente e sconvolta di Albini.
Ancora una volta è provocazione allo stato puro, cupa minaccia,
aggressione sonora, trasgressione e intransigenza. Durano poco
i Rapeman, Albini si ritira dalle scene per protesta contro
l'industria discografica, ma senza tacere. Anzi, è questo il
momento per dire la sua sotto un'altra veste.
Fonda la Touch & Go, gruppo Southern, e produce dischi per decine
di band - non solo di quest'etichetta -, alcune delle quali
definitivamente scolpite nella pietra della storia: Nirvana
- per il cui "In Utero" fu ricoperto lo studio di microfoni
onde poter cogliere tutti i riverberi degli strumenti -, Pixies,
PJ Harvey, Blonde Redhead, Page & Plant, Jesus Lizard, Jon Spencer,
i nostri Uzeda, Dirty Three, Girls Against Boys. Un'attività
frenetica, lontano dai palchi, nella quale non mancano però
gli spiragli per dare vita al suo terzo episodio musicale, gli
odierni Shellac.
Tre dischi all'attivo, a partire da "At Action Park" del 1994,
passando per "Terraform" del 1998, fino a "1000 Hurts" dello
scorso anno.
Dischi in cui la tensione regna ancora sovrana, ma in una forma
più cerebrale, più profonda, sempre incisiva ma meno distruttiva
delle due precedenti esperienze. Un sound che si rivelerà fondamentale
per le frange più dure del post-rock a venire. Pagato il dovuto
e sostanzioso tributo di cronaca a Mr. Steve Albini, i nostri
riflettori si spostano verso coloro i quali - degnamente, ne
siamo sicuri - accompagneranno questa icona vivente del rock
indipendente nel terzo Freak Out Festival.
La giornata del 5 settembre, oltre agli Shellac, vedrà le esibizioni
dei RETINA.it di Lino Monaco e Nicola Buono, e dei Proteus
911. I primi, napoletani, si distinguono per un elettronica
edificata secondo i dettami di casa Warp, densa nei suoi strati
di "magma" elettronico e fluente nelle sue progressioni, vicina
alla techno-ambient ma con un ritmo downbeat lontano da ossessive
marzialità hard-electro. Degno riconoscimento di tale creatività
è il recente "Volcano.Waves.1-8", licenziato oltreoceano dalla
Hefty records, Chicago. Niente male. Calabresi, e più giovani,
i PROTEUS 911.
Immaginifici e minimali, il loro post-rock teso e cerebrale
li ha portati quest'anno al wake-up stage di Arezzo Wave, in
qualità di vincitori delle relative selezioni regionali. Il
futuro è rosa per loro. Lasciato Steve Albini e i suoi Shellac,
la giornata del 6 settembre vedrà un palco tutto italiano ma
carico di un'intensità che non farà rimpiangere la serata precedente.
Anche perché l'Italia che vedremo ha saputo ritagliarsi un'adeguata
notorietà anche, e forse soprattutto, fuori dalla penisola.
Fatta eccezione per i napoletani MISSSELFDESTRRRUCTION,
al servizio della strampalata e anarchica Snowdonia records,
energici, sporchi e con un microfono affidato a una novella
PJ Harvey prima maniera, è il mercato estero il terreno di conquista
dei gruppi protagoinsi di questa serata. Paolo Messere, aka
BLESSED CHILD OPERA, non è un nome nuovo nel nostro panorama.
Pioniere del noise e del post-rock a Napoli negli scorsi anni
con i disciolti Silken Barb, Paolo Messere ha conosciuto la
ribalta dei palchi oltreconfine quando ha messo la sua chitarra
al servizio dei transalpini Ulan Bator nel loro tour dello scorso
anno.
Oggi il progetto Blessed Child Opera rappresenta, nelle fattezze
dell'omonimo disco licenziato da Zzz... produzioni, la volontà
di esplorare il sentiero oscuro e intimistico delle oblique
sonorità post, quello che porta ai bassi volumi di Smog, Will
Oldham e Songs:Ohia. Già ben lanciati nelle attenzioni del pubblico
a stelle e strisce sono invece Zu e Three Second Kiss.
Gli ZU, romani, nascono nel 1997 dalle ceneri dei Gronge
e non perdono tempo nell'affermarsi tra i capofila, nel vecchio
continente, di un sound, quello noise-jazz o jazz-core o come
lo si vuol chiamare, che ha in New York e Chicago i suoi centri
nevralgici. Da subito è chiaro che è questo l'orizzonte cui
dover guardare per ottenere un qualche riscontro e gratificazione
da questa musica così nervosa e schizofrenica. Occasione colta
al volo nei tour che hanno visto il trio al fianco di grossi
nomi dell'avant-rock mondiale quali Half Japanese, Nomeansno,
The Ex e The Ruins. Senza contare il disco d'esordio, "Bromio",
realizzato con l'apporto della tromba di Roy Paci, o il successivo
"The Zu Side Of Eugene Chadbourne", che ha visto la presenza
dello sperimentatore statunitense di cui al titolo, entrambi
distribuiti da Southern oltreoceano. E sempre del gruppo Southern
è l'etichetta cui sono approdati i bolognesi THREE SECOND
KISS, ossia la Slowdime.
Un corteggiamento iniziato nel 1998 a Castrovillari nel concerto
che li vide impegnati al fianco di June Of 44 e Shipping News,
proseguito poi nello US tour realizzato di spalla ai primi,
e conclusosi, appunto, con la pubblicazione di "Focal Point",
nel 1999, per la citata etichetta. Disco preceduto, negli anni
precedenti, da "Everyday Everyman", e prima ancora da "For Pain
Relief", attraverso un tortuoso percorso che li ha visti passare
per Indigena Records e Wide, Iain Burgess e David Lenci.
Il sound, l'avrete capito, è anche per loro sotto il segno dell'avanguardia
rock, concetto dominante, questo, del post-rock geometrico e
cerebrale partorito dal 1993 ai giorni nostri da questi ragazzi.
Ecco, il Freak Out Festival del 5-6 settembre 2001 è l'occasione,
imperdibile, per salpare alla volta dei più remoti confini dell'universo
rock di questo terzo millennio. Capita l'antifona ? Non mancate
!!