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Intervista
a Claudio Trotta, deus ex machina della prestigiosa BARLEY
ARTS
Con
questa intervista incominciano una serie di special (i successivi
li presenteremo in futuro) sul mondo dei promoters italiani.
Curiosità su questo lavoro affascinmante, gli inizi e
gli sviluppi nazionali di un'attività che in molti sognano.
Oggi intervistiamo Claudio Trotta, storico promoter nazionale
che in questo lavoro ne ha viste di cotte e di crude.
Quando
nasce la vostra società e perchè prende questo nome?
La società nasce nel 1980 e si collega al Barley (luppolo) perché
inizialmente promuove soprattutto artisti country and folk piuttosto
sensibili alle sirene alcoliche ed in particolari alla birra
e al whisky.
Come sono stati gli inizi, e quanto è difficile ottenere
la fiducia di società di booking straniere. Gli inizi sono
stati straordinariamente fortunati e di successo principalmente
perché nel 79/80 quando abbiamo iniziato, in Italia c'erano
pochissimi tour di musica internazionale a causa delle problematiche
degli anni 70, anni di campagne politiche a favore della musica
gratis e anni in molti casi di cattiva organizzazione. I primi
tour con artisti come John Martyn, David Bromberg, Bruce Cockburn,
Stefan Grossman and John Renbourn hanno goduto di folle di pubblico,
che avevano fame di musica anglo-americana e che informati da
giornali come il Mucchio Selvaggio di allora, da radio libere
come Canale 96 (prima radio d'informazione Italiana vicina ad
Avanguardia Operaia e con la quale io ho lavorato gratuitamente
per più di tre anni, facendo di tutto, di più: dai programmi
di conduzione notturna di 7 ore filate a parlare di letteratura
con Michele Straniero, di musica popolare con Roberto Leydi,
di marionette con Gianni Colla, di musica con Lucio Dalla ai
programmi di informazione musicale, di musica classica, rock
ai rapporti con le case discografiche, all'organizzazione di
concerti con fra gli altri Art Ensemble Of Chicago, Stormy Six,
Feminist Improvising Group e così via.) Controradio, Radio Città
di Bologna, Radio Sherwood di Padova e altre a Torino, Genova
e così via che informavano e formavano il pubblico non svilendo
il loro ruolo ad amplificatori delle esigenze commerciali delle
major come succede ai nostri giorni. Tuttavia dopo un primo
momento di contatti diretti con gli artisti l'impatto con le
agenzie inglese fu difficile perché purtroppo l'Italia aveva
ai loro occhi l'immagine di un paese dove la gente voleva entrare
gratis ai concerti (per inciso i biglietti nel 79 costavano
2000 lire) e dove gli organizzatori erano disonesti e maneggioni.
Per cui la mia missione per buona parte degli anni 80 è stata
quella di accreditarmi di capacità professionali, onestà, trasparenza,
solvibilità, in una parola sola di credibilità.
E' un lavoro difficile? Qualsiasi lavoro è difficile
soprattutto se non c'e passione e convinzione ma certamente
il mio lavoro è difficile anche se si è appassionati, la parte
più difficile è quella di saper dire di no al momento giusto
oltre che di non montarsi troppo la testa dopo i successi e
di non deprimersi troppo dopo i fiaschi.
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Le
caratteristiche ideali per iniziare questo lavoro?
Quello che poteva valere per me nel '79 non necessariamente ideale
negli anni 2000. Tuttavia credo indispensabile avere la modestia
di voler fare esperienza, cercare una propria nicchia, avere coraggio,
pazienza e un po di incoscienza.
Anche se siete tra la più longeve società e proposto concerti
per un pubblico più vasto siete, molto attenti alle nuove tendenze
musicali. Cosa ne pensate del pubblico italiano? E, cosa vi
spinge a proporre bands che non hanno ancora un grosso mercato
nel nostro paese? Il pubblico italiano è conservatore e poco curioso
e queste caratteristiche sono frutto delle pecche del sistema
formativo e informativo italiano oltre che della mediocrità culturale
dell'industria discografica internazionale. Proponiamo bands nuove
per passione e per necessità, forse fra qualcuna di queste nuove
bands sconosciute ci saranno le band famose del futuro.
Pensate che il pubblico italiano sia migliore o peggiore,
da un punto di vista culturale, rispetto allo standard europeo?
Abbondantemente peggiore culturalmente della maggior parte degli
standard europei.
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Quale
gruppo straniero, pur volendo, non siete riusciti a portare
in tour in Italia? E perché? I Grateful Dead, perché venivano
in Europa raramente e quando li avevo convinti a venire in Italia
a suonare tutto è finito con la morte di Jerry Garcia.
Quante bands del vostro roster siete riusciti a far suonare
dopo Roma? Iron Maiden, Bryan Adams, Sting, George Benson,
Level 42, Cure ,E.L.P., Blues Traveler, Jeff Beck, Jimmy Vaughan,
Stenie Ray Vaughan e tanti altri .
Che tipo di problemi riscontrate con i promoter del Sud,
e quali sono quelli più eclatanti che pregiudicano una distribuzione
equa degli eventi? Fra i problemi principali mi vengono
in mente: 1) La distanza geografica. 2) La carenza
di strutture idonee. 3) La carenza di pubblico interessato
ad artisti di nicchia. 4) La carenza di pubblico che
possa permettersi prezzi dei biglietti mediamente alti. 5)
La carenza di media locali che supportino musica di qualità.
6) La mancanza di organizzatori locali disposti ad investire
su musica di qualità come conseguenza logica dei punti precedenti.
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Cosa
si potrebbe fare per distribuire meglio gli eventi più grossi
su tutto il territorio nazionale? E'
un problema che può essere risolto soltanto con interventi pubblici
e/o di sponsor. Siete consapevoli dei grossi disagi (vedi
trasporti, costi, tempo) che subisce il pubblico napoletano,
siciliano, calabrese ..., che comunque costituisce un mercato
ampissimo e da non sottovalutare da un punto di vista imprenditoriale?
Ne siamo consapevoli, tuttavia non è purtroppo un mercato ampissimo.
Come promuovete solitamente i vostri concerti e cosa ne pensate
delle vecchie (magazine soprattutto fanzine) e nuove frontiere
della comunicazione musicale (web magazine, newsletter) ?
Con Affissioni, volantinaggi, locandine, ads su riviste musicali,
ads su quotidiani spot radiofonici e televisivi, il nostro sito,
altri siti, concorsi ecc. Le fanzine sono fondamentali per la
formazione del seguito, web magazine e newsletter possono essere
interessanti quando non troppo freddi e generici.
L'artista straniero o italiano che considerate maggiormente,
e che siete fieri di aver portato a suonare in Italia e perchè
ne siete fieri. Francamente sono tanti da Frank Zappa a
Ry Cooder, da John Martyn a Van Morrison, dai Pearl Jam agli
Aerosmith, dai Cure a Sunnyland Slim, da Albert King a Stevie
Ray Vaughan, da Bruce Springsteen a Sting tutti accomunati dall'essere
straordinari artisti, generosi e creativi, professionali e geniali.
C'è un aneddoto divertente, da dietro le quinte, che potreste
raccontare al pubblico... Un po' di anni fa alla fine di
un tour Stevie Wonder nonostante avesse con sé un entourage
di più di 40 persone e un bagaglio al seguito di più di 80 pezzi
è rimasto letteralmente...in mutande in camera d'albergo perché
tutti i suoi innumerevoli assistenti si erano dimenticati di
tenergli i vestiti e avevano già inviato tutti i bagagli all'aeroporto…
Quali i prossimi appuntamenti di rilievo per la vostra agenzia?
Sting, Ac Dc, Limp Bizkit, Pistoia Blues Festival, Van Morrison,
Kiss, John Mayall, Deep Purple, Shaolin Monks, David Sylvian,
ecc.
di
Giulio Di Donna
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